Non c’è dubbio come la filastrocca, ormai da più decenni, sia stata elevata quasi a genere letterario autonomo assumendo nel corso del tempo una valenza pedagogica ed educativa che ha mutuato la sua antica caratterizzazione di tradizione popolare i cui versi erano semplicemente identificati da parole legate a formule magiche nel tentativo di scongiurare epidemie o carestie accompagnate da un ritmo costante e spesso troppo costruito che comunque scandiva un “tempo” legato all’infanzia, non meno che alla ciclicità delle stagioni.

In questa perimetro culturale si ascrive questo nuovo genere letterario laddove rime, assonanze, onomatopee oltre a rappresentare la struttura portante del testo, stabiliscono un rapporto empatico tra l’adulto che le recita e il bimbo che ascolta. Nella filastrocca la parola diventa strumento ludico per un bambino che impara attraverso il gioco, ma anche l’utilizzo della voce che recita si fa veicolo di mediazione affettiva soprattutto se questa “voce” si identifica con quella di un genitore che stabilisce un legame emozionale con il proprio figlio.

Ma la filastrocca non può e non deve essere circoscritta soltanto dentro questo aspetto, infatti è innegabile come essa diventi mezzo per un sano e armonico sviluppo del linguaggio, come serva per arricchire e introiettare nuove e più articolate parole non meno che allenare le proprie capacità di ascolto, di concentrazione e di attenzione.

Del resto possiamo annoverare illustri esperienze letterarie che confermano queste affermazioni, uno per tutti l’illuminata produzione che ci ha lasciato Gianni Rodari che ha creato immagini suggestive attraverso un gioco di parole dai toni colorati, semplici ma nello stesso tempo rigorosi nella ricerca scientifica di espressioni che avevano come finalità un momento educante sia valoriale che strettamente didattico.

L’opera della nostra scrittrice, ben si inserisce all’interno di queste valutazioni generali, difatti ritroviamo filastrocche legate alla ciclicità delle stagioni, della memorizzazione delle lettere dell’alfabeto, ma non solo, il valore aggiunto di questa produzione non si ferma su questo seppure importante e significativo aspetto, difatti ritroviamo temi riconducibili all’accoglienza, alla solidarietà, all’inclusione, a percepire la “ differenza” come valore indiscutibile per la formazione dei bambini. Un aspetto questo di indubbia importanza, che aiuta il bambino a superare la paura del diverso ahimè tanto sollecitata spesso da noi adulti per consapevole o inconsapevole ignoranza.

I bambini per fortuna non posseggono sovrastrutture complesse e articolate, vivono d’istinto, l’aspetto ludico e ricreativo è per loro un bisogno primario come il cibo o le coccole, un bambino non avrà mai un istinto di difesa davanti a un altro bambino dal colore della pelle differente dal suo, né tantomeno con un diversamente abile, anzi spesso diventa lui il conduttore del gioco, inconsapevole aiuto dell’amichetto/a in difficoltà.

Bisogna superare stereotipi di genere e cosa meglio di una filastrocca o una bella fiaba può essere il veicolo per questa finalità?

Altro valore aggiunto non certo trascurabile è il corredo di immagini che la nostra amica ha saputo sapientemente inserire ben consapevole come la rappresentazione iconica e grafica sia di enorme impatto emotivo nella mente dei bambini, anzi direi che diventa il primo canale di comunicazione, i colori, le forme la decodifica del disegno aiuteranno il bambino/a  a ben comprendere il contenuto del testo perché appunto supportato da un codice espressivo non – verbale come canale diretto e non interpretativo del testo stesso.

Un testo quindi quello di Rosaria che possiede tutte le caratteristiche e si presta alla divulgazione nelle scuole come veicolo pedagogico importante per la formazione dei nostri bambini e per questa ragione non possiamo che complimentarci con la nostra scrittrice e dirle semplicemente grazie a nome di noi educatori e soprattutto a nome dei bambini che avranno il piacere di poterlo utilizzare.

Santa Franco ( insegnante, scrittrice)