Nota Biografica

L’uomo, la terra di Sicilia ed un profondo sentimento religioso, sono le costanti del percorso artistico di Pippo Madé, che nella pittura, espressa con colori solari, ricerca le proprie radici. L’artista, nato a Palermo, dove vive e lavora, possiede una eccezionale versatilità; la sua produzione spazia dal disegno all’olio, dall’incisione alla litografia, dalla maiolica alla scultura in vetro di Murano sino alle decorazioni su vetrate. Spinto dal desiderio di sapere, Madé, da autodidatta, ha affinato le conoscenze di anatomia umana e le tecniche del colore, senza mai smettere di cercare se stesso e l’autentico humus spirituale e culturale. Gran parte della sua produzione artistica è dedicata all’incisione secondo una tecnica antica e prestigiosa, che il Maestro siciliano applica lavorando materiali come la pietra ed il rame e realizzando opere con il torchio a mano, ad Urbino, là dove hanno operato i più grandi incisori di ogni tempo. Le tragedie degli emigranti, rappresentate in una mostra che tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80, fu esposta nelle più importanti Città d’Italia ed in alcune Capitali Europee. Questa mostra fu accompagnata da importanti, apprezzate ed inedite poesie in dialetto siciliano dell’indimenticabile Ignazio Buttitta. Il grido disperato contro la droga e il terrorismo rappresentano una tappa fondamentale del suo sofferto percorso artistico; la sua pittura diventa impegno sociale che trova la massima espressione nelle opere dedicate alla strage di Brescia, ricevendo consensi da artisti di fama internazionale come Guttuso e Purificato, mentre l’anima della sua Sicilia si coglie nelle tele che raffigurano i <<Mestieri scomparsi>>. La collezione <<No alla violenza>> ha girato per le più prestigiose Gallerie italiane assieme alla rassegna <<Palermo ieri>>, che denuncia il degrado della città e la metastasi di una società che deve a tutti i costi rinnovarsi. L’artista palermitano ha portato le sue opere nelle più importanti metropoli europee e d’oltre oceano: Parigi, Vienna, Francoforte, New York, Chicago, Los Angeles, Toronto, sono state tappe fondamentali per successi di pubblico e critica, la sua pittura ha così acquisito un respiro internazionale. La sincera e profonda amicizia con il grande Maestro Renato Guttuso ha segnato interiormente e quindi anche artisticamente il percorso di Madé, che ha voluto rendergli omaggio dedicandogli la mostra itinerante <<Una finestra sul golfo>> partita da Caltanissetta e approdata a Terni, Taranto, Roma, Milano, Venezia, Napoli e Palermo e che per oltre due anni, ha girato il mondo. Il profondo amore per San Francesco si materializza nelle tele dedicate al Cantico delle Creature <<Le linee del cielo>>, presentate nella Basilica di Assisi durante il meeting mondiale per la pace nel mondo e successivamente nel Palazzo Arcivescovile di Palermo in occasione del Giubileo del Cardinale Pappalardo e in numerose altre Città. In collaborazione con il Maestro vetraio Loredano Rosin, Madé ha realizzato il <<Presepio incantato>>, trenta irripetibili sculture in vetro di Murano. Prescelto da grandi organizzatori internazionali, Madé ha disegnato i manifesti ufficiali per il <<Columbus ‘500 Years>> per il  <<Campionato internazionale di calcio del Mediterraneo>>, per il convegno mondiale degli scienziati organizzato dalla NATO <<I buchi neri e le stelle al neutrone>> svoltosi a Lipari, per le <<Universiadi ’97>> tenutesi in Sicilia. Nell’Ottobre del 1997, Madè ritorna nella sua Palermo, presentando, nella stupenda cornice della chiesa di San Giorgio dei Genovesi, la grande mostra antologica <<L’isola del cielo>>, che è stata un omaggio della città al pittore che ha portato in giro per il mondo il suo sole, il suo mare, i suoi frutti, la sua gente. Senza sosta si susseguono le mostre e le sue presenze a grandi manifestazioni nazionali ed internazionali: la mostra <<Le mele d’oro>> al Museo dell’Orto Botanico, organizzata dalle Università di Palermo e di Berlino; l’antologica voluta dal Comune di Castelbuono e tenutasi all’interno della Chiesa del SS. Crocifisso; la personale allestita nel Castello di Caccamo in occasione dell’elezione della <<Castellana d’Europa>>; l’antologica tenutasi nel maniero saraceno di Castellammare del Golfo; la mostra al <<MIT ’98>>; l’importante manifestazione del gennaio ’98 legata alla chiusura del sarcofago di Federico II all’interno del quale, l’allora Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, ha inserito un monile in oro zecchino inciso da Madé; la mostra nell’Alexander Platz di Berlino; l’antologica di Narni tenutasi nel palazzo dell’ex Arcivescovado ed inaugurata dal Governatore della Banca d’Italia Dott. Antonio Fazio; la mostra <<I cavalieri e la corte nell’età di Federico II>> tenutasi nel luglio del 1999 a Gela. Nell’aprile del 2000 iniziava da Jesi la mostra <<Federico II stupor mundi et immutator mirabilis>> che toccava successivamente le città di: Alcamo, Oria, S. Stefano di Camastra, Palermo, Vienna (Hofburg), Castelbuono, Randazzo, Vicenza, Varsavia, Francoforte, Cefalù e alla “Fondazione Famiglia Piccolo” di Capo d’Orlando (Me) e nel gennaio 2007 nei Saloni Duca di Montalto del Palazzo dei Normanni di Palermo su invito della Presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana e della “Fondazione Federico II”.

Nel dicembre 2002 ha iniziato dal “Centro Paolo Borsellino” di Palermo la mostra “Pinocchio un naso lungo centovent’anni” che verrà successivamente esposta nella “Civica Galleria G. Sciortino” di Monreale, nel “Palazzo Armao” di Santo Stefano di Camastra, nel “Salone delle Arcate” del Castello di Carini e nell’Aula Consiliare del Comune di Castellamare del Golfo, in Polonia nelle sedi dell’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia – Cracovia e Bielsko Biala e nel “Parco di Pinocchio” gestito dalla “Fondazione Nazionale Carlo Collodi”, a Firenze nella Palazzina della Livia in occasione “143° Anniversario della costituzione dell’Esercito Italiano”, a Narni nell’aprile del 2006 e nel dicembre dello stesso anno, alla Caserma Bonsignore sede del Comando Regione Sicilia dell’Arma dei Carabinieri, nel Novembre 2007 al “Centro Culturale Giacomo Alberione” di Modena.

Nel novembre del 2004 durante il “Congresso Eucaristico Diocesano” la mostra “Madé interpreta il Vangelo” esposta nella Cattedrale di Palermo. Questa è stata, in seguito, esposta nella “Chiesa Nuova” di San Pio in San Giovanni Rotondo in occasione del “50 Anniversario della Fondazione della Casa Sollievo della Sofferenza”, nella Sala Norsa della Basilica Patriarcale di San Francesco in Assisi durante il “Natale Assisano 2005”, all’Oasi della Speranza di Palermo in occasione del “15 Anniversario della fondazione” e nella Sala San Placido del Palazzo Arcivescovile di Monreale nel settembre 2007.

Il 18 Aprile del 2008 Madé ha presentato ad Assisi le opere de “La Via Crucis” (maioliche su pietralavica) che saranno collocate (entro l’ottobre del 2009), su incarico del Padre Custode Vincenzo Coli, nell’antico “Chiostro dei Morti” della Basilica Papale di San Francesco. L’11 Settembre dello stesso anno, la Conferenza Stampa de “La Via Crucis” è stata presentata, alla presenza del Cardinale di Palermo Mons. Paolo Romeo, di Padre Vincenzo Coli Custode del Sacro Convento di Assisi e dell’On. Francesco Cascio Presidente dell’A.R.S., a Santa Maria dello Spasimo di Palermo.

Durante la manifestazione Padre Vincenzo Coli ha conferito a Madé l’incarico di realizzare alcune opere riguardanti il “Santo Rosario” che verranno collocate all’interno di uno dei Saloni più prestigiosi della Basilica Papale di S. Francesco in Assisi.

Il 25 ottobre 2008, nella Chiesa di Sant’Espedito di Palermo, sono state collocate delle maioliche su pietra lavica realizzate da Madé riguardanti alcune “Scene Evangeliche”.

Il 7 dicembre del 2009, su invito del Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, On. Francesco Cascio, il “Presepe Incanto” – sculture in vetro di Murano, veniva esposto nella Cappella Palatina di Palazzo dei Normanni di Palermo, ad inaugurare l’Arcivescovo di Palermo Mons. Paolo Romeo.

Il 20 marzo 2010, alla presenza delle più alte Cariche della Regione Sicilia, della Regione Umbria, delle città di Palermo ed Assisi ed alle Rappresentaze di alcune Città italiane, è stata inaugurata, nell’esclusiva cornice della Basilica Superiore di San Francesco d’Assisi, la “Via Crucis” di Madè che oggi splende nell’antico “Chiostro dei Morti”.

Collaborazioni con Case Editrici:

  • Newton & Compton; Feltrinelli; Cappelli; Flaccovio; Pubblisicula; Ed. del Mediterraneo; Walter Farina; Edizioni della Basilica d’Assisi, Mondadori.

Premi Nazionali ed Internazionali:

  • 1977: Montecarlo “Premio Ricasso” assegnato da G. Kelly e Ranieri di Monaco;
  • 1977: Riccione “La vela d’oro”;
  • 1978: Sibari Medaglia del Presidente della Repubblica al “Premio Sibarys Magna Graecia”;
  • 1978: Palermo “Sigillo d’oro dell’Università degli Studi”;
  • 1981: Terni “Premio San Valentino”;
  • 1982: Agrigento “Premio Demetra d’oro”;
  • 1983: Roma “La Quercia d’oro” alla Cultura;
  • 1986: Palermo “Premio del Mediterraneo;
  • 1988: Caltanissetta “Premio Castello di Pietrarossa”
  • 1992: Pollina (Pa) “La spiga d’oro”;
  • 1992: I° Premio alla XVIa Esposizione del Manifesto dei Paesi Euro-Afro-Asiatici per il Manifesto del “Columbus 500 Years”;
  • 1993: Agrigento “Premio Telamone per la Pace”;
  • 2002: Afragola (Na) “Premio Ruggero II”.
  • 2007: Benemerenza Civica della Provincia Regionale di Palermo.
  • 2008: Premio “Don Pino Puglisi” per la Legalità e l’impegno Sociale.
  • 2009: Premio “Yatoy” per l’Arte a San Giuseppe Jato.
  • 2009: Premio alla Carriera dell’Ottagono Letterario di Palermo.
  • 2009: Conferimento da parte della Fondazione del Rotary International

del “Paul Harris Fellow”.

  • 2010: Premio Nazionale “Liolà – Omaggio a Pirandello” Terrasini –

Città del Mare (Pa).

Collaborazioni con la Regione Siciliana:

  • 1992: Litografia realizzata in esclusiva per la Presidenza Siciliana in occasione del XLVI Anniversario dello Statuto Siciliano;
  • 1999: Assessorato Agricoltura e Foresta “La Cornucopia”

(Olio su tela + riproduzioni in litomeccanica);

  • 2003: Assessorato Turismo Comunicazioni e Trasporti “Tonnare di Sicilia” e “Sicilia” (riproduzioni in litomeccanica);
  • 2004: Assessorato Turismo Comunicazioni e Trasporti serie di anfore realizzate in esclusiva a Santo Stefano di Camastra (Me);
  • 2004: Assessorato alla Cooperazione logo ufficiale per “Sicilia da gustare” a Rimini.
  • 2005: Maiolica realizzata in esclusiva per la Presidenza della Regione Siciliana in occasione del 50° Anniversario dello Statuto.
  • 2005: Anfora in maiolica contenente l’olio Santo che la Regione Siciliana ha donato alla Basilica Patriarcale di San Francesco d’Assisi.
  • 2006: Assessorato Turismo Comunicazioni e Trasporti “Paesaggi di Sicilia” (riproduzioni in litomeccanica).
  • 2006: realizzazione di un’opera e relative riproduzioni in litomeccanica nel XIV° Anniversario dell’uccisione di Don Pino Puglisi.

Riviste e libri d’Arte:

  • Comanducci
  • Il Quadrato
  • Pittori del Novecento in Sicilia
  • Prospettive d’Arte di Milano
  • Il Quadrifoglio
  • Storia di Sicilia
  • Storia dell’Arte (vol. IV) di Piero Adorno e Adriana Mastrangelo

Testate Giornalistiche:

– Giornale di Sicilia; I Siciliani; Palermo; Il Domani; La Sicilia; Sicilia Tempo; L’Avvisatore; L’Isola; Il Tempo; Il Resto del Carlino; Il Corriere di Modena; L’Obiettivo; Corriere dell’Adriatico; Il Faro; Il Mattino; Paese Sera; Il Messaggero; La Nazione; Questa Sicilia; Biesse; Controvento; La Voce Tuderte; Giornale del Mediterraneo; Il Giorno; Voce Nostra; Avvenire; L’ora; Giornale di Calabria; Die-Rheinpfalz; Trapani nuova; Corriere del Giorno; Il pungolo; Osservatore Romano; Syncron; L’Achenio; Corriere dell’Umbria; Il Nocciolo; Il Resto del Carlino; L’Agorà; Fra noi (Chicago); La Gazzetta di Ancona; Il Borghese; Gubbio Arte; Figaro; Le monde.

Hanno scritto di Madé:

Piero AdornoFranco AlimenaNando AllegrettiJana Marj ArcellusNicola BadaluccoArmando Benfenati Giuseppe BonannoAntonio BrunelliEnrico BudaIgnazio ButtittaFranca CalzavaccaEnrico CanapaAldo CapassoMassimo CaporlinguaGiovanni CappuzzoPiero CardiaLuigi CarluccioFrancesco CarnevaliAlberto CartucciaBruno CarusoLino CastellanaSalvatore CataneseBianca CordaroGiuseppe CostantiniTommaso D’albaRaffaele De GradaAntonia Di BiancaGiovanni Di VitaGiancarlo DragoEnzo FabianiRenzo FertittaLuciano FestucciaMario FranceseMassimo GanciAldo GerbinoPino GiacopelliFranco GiardinaGiuseppe GeraciNinni GeraciGiovanni GigliozziAlessio GolaievGunther GottmanFranco GrassoMario GrispoMario GuadagnaloRenato GuttusoMariano GuzziniLaura IncandelaGiovanni JacovelliSofia JannelloSalvatore LanninoGiovanni LatiniSante LiuzziBenito Li VigniCarlo MagnoPasquale MagroGiuliano ManacordaCarlo MarcheseAdriana MastrangeloElena MattoniElio MercuriMaria ModicaNino Muccioli  Michele PantaleoneGiuseppe MalteseSandro PetrolliniWalter PiaceseNino PiccioneCarmelo PirreraGiuseppe OrlandiLeoluca OrlandoAurelio PesEligio PizzigalloCarla Ponti BianchiRosario PortaleVincenzo PrestigiacomoAurelio T.PreteFranco PunziDomenico PurificatoGiuseppe QuatriglioSilvana RaminiGianni RavielePaolo RicciAurelio RigoliTommaso RomanoRuggero RuggieriGiuseppe ServelloMario StefanileOrfeo TamburiGiuseppe TedeschiGiuseppe TestaMario UliviDonato ValliGiuseppe VeseVittorio VettoriDino VillaniLucio Zinna    

Gallerie e Musei:

– Galleria d’Arte Moderna di Terni; Galleria d’Arte Moderna di Palermo; Fondazione Guttuso di Bagheria; Civica Galleria d’Arte Moderna “G. Sciortino” di Monreale; Museo della Ceramica “Palazzo Armao” di Santo Stefano di Camastra (Me); Palazzo dei Normanni di Palermo; Università degli Studi di Palermo (Palazzo Steri); Casa-Museo di Dalida – Serrastretta (Cz).

Lo Cicero Giuseppe in arte Pippo Madé, nato a Palermo il 27 maggio 1936, è residente a Palermo in Via B. Civiletti n°12.

RECENSIONE OPERA DI PIPPO MADЀ

Questa recensione si inserisce nel quadro delle celebrazioni in onore di Dante, e dell’anno dedicato ai sette secoli dalla sua morte. L’inizio di una serie di eventi e manifestazioni per ricordare l’opera di Dante e il suo messaggio pieno di modernità. Cimentarci nell’analisi dell’opera di Pippo Made’, grande genio dell’arte, che ci onoriamo di avere come nostro rappresentante della Sicilia nel mondo, è un progetto ambizioso, e sappiamo di doverlo fare in modo pacato e discreto, come di chi si accinge a entrare in un luogo sacro e speciale, un luogo dove la sacralità, la bellezza, i colori, la magnificenza delle scelte artistiche e delle forme, sono studiate con la cura minuziosa dei particolari, dove ogni elemento non è casuale, ma si trova lì, per connotare ed esprimere un odore, un sapore, il gusto della sicilianità che Madè si porta dentro, come ogni buon siciliano che ama la sua terra, le sue radici e le sue tradizioni. Un linguaggio visivo che trasmette una pluralità di temi, tutti di grande tono e significato. L’opera, che stiamo per analizzare, fa parte di una rassegna a tema dantesco, già esposta a Palazzo Chiaramonte-Steri, sede del rettorato dell’università di Palermo. Un ciclo di opere dedicate alla Divina Commedia per celebrare i 210 anni della fondazione dell’Università di Palermo. L’opera di Pippo Madè, che rappresenta la nostra amata terra di Sicilia, è dedicata al Professore Giorgio Santangelo, suo maestro e ispiratore, come lui stesso scrive a piè dell’opera stessa, con il suo libro “Dante e la Sicilia” a cui esprime la sua riconoscenza profonda dell’intelletto e del cuore. Datata 2016, è realizzata con la tecnica Gouache (tecnica mista). Il titolo è: “Dante e la Sicilia”. La Sicilia, nell’opera, ha dei contorni netti, con tratto ben delineato, pur nello sfrangiamento della linea perimetrale di una Trinacria che mostra delle piccole anse e dei golfi, poco accentuati, delimitati da frange in corrispondenza dei rilievi montuosi. L’immagine della Sicilia appare molto luminosa, e immersa in un cielo stellato, quindi, anziché essere circondata dal mar Mediterraneo, la Sicilia nell’opera di Madè, è tuffata nell’universo, tra le stelle, rappresentate in piccole dimensioni, ma evidenti nella loro peculiarità di piccole stelle a cinque punte, d’un giallo tendente al bianco, insieme a milioni di altre stelle che, invece, sono dipinte dall’artista come la pioggia di un’infinità di puntini luminosi, ma ben presenti nel quadro generale. La Sicilia, tuffata in questo mare stellare, diventa essa stessa stella eterna nel ciclo dell’universo. Ed ecco, che ci sovviene il primo, secondo noi, tra gli intenti dell’autore e cioè, per l’amore profondo alla sua terra, di vederla come simbolo di una tradizione, una terra che ha le sembianze terrene ma che può entrare a pieno titolo nel mito, oltre la storia, per salire alle alte vette dell’immortalità. Ecco quindi spiegata, la presenza dei tre personaggi famosi sulla destra dell’opera. Procedendo dal basso verso l’alto, seguendo l’ordine ascendente, troviamo il nostro amatissimo Sommo Dante, con la sua veste e il copricapo a punta, di colore rosso acceso, la sua bellissima donna, l’angelica Beatrice, e infine il poeta Virgilio con la sua corona d’alloro, simbolo d’incoronazione poetica, con le foglie verdi, di cui l’artista evidenzia le venature, i margini interi delineati da un tratto deciso di colore nero. Tornando alle fattezze del viso madeiano di Dante, tipico di tutte le sue opere, con le rughe marcate, il naso aquilino ancora più accentuato del solito, con la punta che quasi lambisce la bocca, notiamo una figura dantesca, che nella sua magrezza vede accentuati i tratti somatici delle rughe, presenti sul mento e sulla fronte, che insieme alla forma aquilina del naso ci consegna un Dante nuovo, un Homo Novus, che fa da padrone all’opera, e con la sua mano sinistra protesa, nell’estensione dell’indice verso occidente, attira l’attenzione verso la parte sinistra dell’opera. I capelli del sommo, di colore castano scuro, sono evidenti solo in parte, perché coperti dalla cuffia bianca che fuoriesce dal copricapo. La dolce Beatrice è ritratta con una copiosa capigliatura, che si estende fino al margine della costa orientale della Sicilia, come se i capelli diventassero essi stessi terra, continuando con il movimento a onda dei capelli, come mossi dal vento verso la costa. L’elemento principe dell’opera è il movimento. Tutto è in divenire. Un divenire verso la sacralità. Lo notiamo nel movimento degli arti di Dante, nel movimento dei capelli di Beatrice che insistono sopra il colore base del giallo ocra, farcito da una fitta rete di fili neri, che rappresentano i capelli. I capelli diventano il tessuto stesso della terra, sono un tutt’uno con la terra. La donna, l’unica ad avere gli occhi azzurri, per il colore azzurro, rappresenta l’unico elemento umano già salito agli altari, un vero angelo, celestiale, lei impregna la terra che ne assume la santità col respiro e si eleva a stella. Beatrice nell’atto di farsi il segno della croce, porta la sua mano destra, sulla spalla sinistra. La terza figura umana che si inserisce nella punta orientale della Sicilia mostra il poeta Virgilio, anch’egli ha le tipiche fattezze madeiane, con rughe d’espressione intorno alla bocca e agli occhi, formando delle borse sotto gli occhi. Anche Virgilio ha un naso aquilino, ma meno evidente di quello di Dante. Tutti e tre i personaggi hanno lo sguardo proiettato verso l’alto, con l’espressione di meraviglia e contemplazione, crediamo proteso verso il Creatore. Al centro dell’opera, l’artista mostra un suolo montuoso con le marcate catene montuose dell’Appennino siculo. Un fiume scorre al centro della Sicilia, fino a lambire il collo di Beatrice con le sue acque azzurre. Un paradiso naturale al centro della Sicilia, un viaggio tra natura, storia e tradizione. Quasi certamente, è la valle del Sosio, nel Parco dei Monti Sicani. Un ponte, che nella realtà, segna il cambio del nome al fiume che da lì diviene fiume Verdura. Alzando lo sguardo si nota un sito Normanno, riconoscibile dalle cupole rosse arabo-normanne. Secondo la concezione Neoplatonica di Plotino le cupole dei monumenti normanni rappresentavano la volta celeste. Infatti erano dipinte d’azzurro internamente, rosso esternamente, a rappresentare la regalità del Padreterno, del sacrificio di Cristo e la potenza dello Spirito Santo Paraclito. L’elemento arabo-normanno prosegue a sinistra con il particolare di due donne, che insistono con il capo sopra la parte terminale dello spigolo occidentale della Sicilia. La scelta dell’elemento femminile, è forse per attribuirle il merito di generare nel grembo l’uomo in generale, e in questo valore simbolico della donna come madre, lei assomiglia alla terra che nutre i suoi figli con i frutti della sua storia e tradizione, conserva le radici di un popolo.  Una di esse ha i capelli canuti e l’altra i capelli castani. La differenza del colore dei capelli secondo noi è nel volere comprendere nel messaggio il salto generazionale, una memoria che affonda nella tradizione. Il loro sguardo non è proteso al cielo, ma guarda in linea retta verso i tre protagonisti, che sovrastano la scena nella parte orientale. In basso, a destra dell’opera, notiamo sugli scogli una sirena col corpo a metà di donna, con i lunghi capelli biondi e i seni prosperosi, la mano sinistra protesa a indicare un delfino che fuoriesce dal mare, e una lunga coda di pesce, rappresentazione del mito che affonda nella storia, ma può vestire anche le ali del sogno. Un delfino esce dal mare guizzando in senso ascendente, simbolo di rinascita e del salto dalla dimensione terrena a quella divina. Il mar Mediterraneo è una lunga e stretta fascia azzurra che in basso prosegue da un capo all’altro dell’opera. È segnato da una netta linea di margine, che separa la terra dall’infinito cielo, il cui contrasto è segnato dai differenti colori dell’azzurro del mare, e del blu scuro del cielo. Il movimento del delfino verso il cielo è la rinascita, serve a eternare la terra di Sicilia, che deve, sì affondare nella tradizione, vantarsi delle bellezze naturali, ma deve anche proiettarsi al risanamento e alla rinascita dei valori umani. Tutta l’opera, nei colori, nei sapori, farcita del sacro senso religioso, proiettata al movimento verso la realizzazione dei più alti valori universali del Bene Supremo, mostra soprattutto l’amore immenso dell’artista verso la sua terra, la tradizione e i suoi valori antichi, la memoria che va conservata e custodita nel tempo, consegnata alle nuove generazioni ma protesa verso il viaggio universale del progetto Divino. Un viaggio che come nella Divina Commedia passa attraverso la Selva, e conduce al Paradiso, lo stesso viaggio è qui, nell’opera madeiana, che attraverso la memoria, la tradizione, il mito, la storia dei popoli continua nelle nuove generazioni, e prosegue per un viaggio senza fine, alla ricerca di Dio, per cogliere il vero significato della vita e del mondo, dove l’uomo è solo un tassello nel disegno dell’universo.

DOROTEA MATRANGA